I dati di laboratorio hanno assunto negli ultimi anni un ruolo di supporto sempre più importante nella diagnosi e nel monitoraggio delle malattie autoimmmuni. La migliorata qualità dei prodotti proposti dalle aziende commerciali, la migliore conoscenza delle peculiarità dei diversi metodi analitici utilizzati nel laboratorio ed una più stretta cooperazione tra gli specialisti clinici e di laboratorio impongono al laboratorio un ruolo sempre più delicato e competente.
Sono disponibili vari metodi per la determinazione degli autoanticorpi, ed ognuno di essi ha peculiarità e limiti che devono essere sempre considerati. Le tecniche in ImmunoFluorescenza Indiretta (IIF), utilizzando come susbstrato cellule fissate o sezioni di tessuto, permettono di rilevare la presenza di moltissimi autoanticorpi. Forniscono tuttavia un pattern, la cui associazione con la presenza di determinate specificità anticorpali deve essere verificata con altre metodologie (con tecniche ELISA, di ImmunoBlot o di Immunodiffusio-ne) che permettono di rilevare in modo specifico la presenza di autoanticorpi diretti verso determinate specificità antigeniche. Le tecniche ELISA permettono inoltre una quantificazione più oggettiva del livello anticorpale.
Come deve essere il test ideale?
Il test ideale deve poter garantire:
Produrre un test non è semplice. Ci vogliono competenza, tecnologia e rigore in ogni fase produttiva, dalla produzione dei substrati antigenici fino alla verifica del lotto finito.